il libro

Abbracciano quasi cinque decenni gli studi e le ricerche sugli Abruzzi e sul Molise condotti da Otto Lehmann-Brockhaus e infine da lui pubblicati nel 1983 presso l’editore Prestel di Monaco di Baviera in un monumentale volume. E l’appellativo di monumentale questo libro non lo merita solo per le sue proporzioni esterne, ma anche per i lunghi anni di ricerca e di vita, che confluirono nell’elaborazione di quest’opera. Capita raramente, che un intero paesaggio artistico venga presentato con questo spessore e questa qualità da un unico studioso. Al confronto con le attuali forme di lavoro e di pubblicazione un tale libro ci rende consapevoli anche dei cambiamenti nei criteri.

Sebbene Otto Lehmann-Brockhaus avesse percorso gli Abruzzi e il Molise come studioso e buon camminatore, presentò al lettore i suoi risultati non in capitoli articolati topograficamente. In simili presentazioni oggi si usa di solito la comoda divisione per singole località e singoli monumenti, con la quale una persona se la cava anche senza avere molto senso per ampie connessioni. Ma Lehmann-Brockhaus mostrò anche qui un ampio respiro e sottopose le sue opinioni ad una ripetuta distillazione. Spronato da un notevole impeto per la penetrazione storico-analitica, egli sviluppò per il suo libro un’articolazione tanto complessa quanto filigranata. Il suo scopo non era né dar vita ad un manuale di viaggio né tantomeno ad un catalogo di monumenti, ma vedeva piuttosto il suo compito come storico d’arte nell’ordinare il materiale raccolto secondo criteri sincroni e diacroni, in modo che fosse possibile scrivere una storia della struttura e dello sviluppo dei generi artistici. Non la topografia, ma il generale sviluppo storico di questa regione, che egli inserì in modo esteso, fornì a tal fine la matrice. Inseriti nelle presentazioni impostate in modo nuovo di volta in volta secondo i generi, si trovano anche capitoli dedicati alle grandi famiglie nobili, alla formazione, al commercio, al traffico e alla popolazione. Mentre all’epoca alcuni colleghi specialisti ritennero troppo grande la parte delle sezioni storiche, proprio questo tipo di fondazione e questa concatenazione aprirono nuove vie per il futuro. Meglio di quanto lo consentano un itinerario o una classica storia degli stili, questa struttura fornisce anche la base per una storia della cultura di questa regione.

Certamente, a seguito di questa forma di presentazione, la dimensione topografica passa talmente in secondo piano da creare al lettore notevoli difficoltà quando, ad esempio, preparando un viaggio, cerca informazioni compatte su una località. In tal caso solo l’elenco (peraltro molto dettagliato) consente un accesso. Da questo si rinvia a tutte le pagine nei diversi capitoli, dove una località o un monumento viene esaminato di volta in volta sotto l’aspetto di un genere. Se ad esempio si cerca la totalità di una chiesa con l’arredo, si devono riunire le informazioni prendendole da questi vari capitoli. Aspetti dell’utilizzazione passano qui evidentemente in secondo piano dietro all’ideale scientifico di una determinata forma di analisi e presentazione.

Purtroppo Otto Lehmann-Brockhaus, nella prefazione al suo libro non si pronuncia su queste decisioni relative alla struttura. Forse non è sbagliato ricordare in questo contesto pure il fatto che Lehmann-Brockhaus, anche come direttore di biblioteche, dovette confrontarsi con aspetti sistematici specifici ed epistemologici generali dell’ordinamento del sapere (Istituto centrale per la Storia dell’arte di Monaco di Baviera, 1948-1962; Bibliotheca Hertziana di Roma, 1962-1977). Ogni bibliotecario d’arte conosce la difficoltà di coordinare gli aspetti, tra loro indipendenti, di genere, epoca e topografia, e fissare le relative priorità. Così, ad esempio, nel celebre, ma anche molto discutibile ordinamento del libro del filosofo e pedagogo John Dewey (1859-1952) domina, nella sezione Storia dell’arte, il primato dei generi su tutti gli altri aspetti. Quanto meno un alto grado di consapevolezza in tali determinazioni lo si deve quindi accettare per uno studioso che sia anche direttore di biblioteca. Decisivo per Lehmann-Brockhaus però dovette essere forse piuttosto un pensiero proveniente dalla prassi artistica. Proprio nel Medioevo, sul quale Lehmann-Brockhaus si concentrò in tutte le sue ricerche, si svilupparono capacita e tecniche artistiche in vie indicate soprattutto dall’appartenenza a determinate corporazioni e botteghe. Questioni ipostatizzate sull’unità stilistica di epoche (storia degli stili) o addirittura su un’unità spirituale di tutte le oggettivazioni culturali di un’epoca (iconologia) erano lontane da Lehmann-Brockhaus. Egli vedeva lo sviluppo storico-artistico in tutta la sua totalità di volta in volta come conseguenza del suo concreto decorso nei generi.