prefazione

Il lavoro sull’Abruzzo e il Molise per me non è stato soltanto un’occupazione alla scrivania. Dal 1937 occupato presso la Bibliotheca Hertziana a Roma – inizialmente come borsista ed assistente – ho avuto sempre l’opportunità di immergermi in un paesaggio montano non ancora accessibile a macchine e turismo. Scarpinate dalle Marche alla Puglia e viceversa, munito di un taccuino ed una macchina fotografica, per me non erano una rarità e per decenni ho raggiunto a piedi, da Roma, diverse destinazioni di questa regione. Forse la vecchia generazione differisce dall’attuale anche per la voglia di acquisire conoscenze storiche e storico-artistiche con l’uso delle proprie gambe. In ogni caso era usuale nel mondo accademico romano che i membri degli istituti scientifici si ritrovassero, a cadenza quasi settimanale, per escursioni nelle immediate vicinanze o in località più lontane. Vi prendevano parte gli archeologi, gli storici dell’Istituto Storico Tedesco, della Görres-Gesellschaft e del Vaticano e anche gli artisti di Villa Massimo vi si univano volentieri.

Ricordo in particolare un mio amico scomparso, lo storico Wolfgang Hagemann che, in occasione delle escursioni rinveniva sempre negli archivi nuovi tesori e penso spesso al pittore Karl Clobes che, veniva sopraffatto dai soggetti che gli si presentavano in Abruzzo. Al rientro dagli innumerevoli viaggi attraverso l’Abruzzo e il Molise si aveva l’opportunità, negli spazi allora angusti della Bibliotheca Hertziana, di esaminare quanto visto alla luce della letteratura, con la segreta gioia che di tutto ciò poco o nulla, fino ad allora, era era noto. Nel frattempo l’interesse per l’Abruzzo è cresciuto e molte utili indagini hanno arricchito le nostre conoscenze. Così è nato infine il desiderio di mettere ordine nelle tante cose viste e di ricercare i punti chiave e le costanti nell’evoluzione dell’arte abruzzese e molisana. Ma ci si accorge, come spesso alla fine di un lavoro, che tutta la storia della nostra regione montuosa qui presentata è solo un timido inizio che ha ancora bisogno, in molti punti, di ulteriori e approfondite ricerche.

Sebbene io, nato nella Vestfalia, sono propenso a voler realizzare tutto da solo, alla chiusura del lavoro sono tuttavia consapevole di quanto devo ad amici ed istituzioni. Wolfgang Krönig, uno dei migliori esperti dell’Italia del Sud, mi ha sempre incoraggiato a non abbandonare il lavoro del libro sull’Abruzzo. Alcune ore le ho trascorse con Valerio Cianfarani nell’ufficio per i beni artistici di Chieti, dove mi sono reso conto quale influenza significativa abbiano esercitato le popolazioni pre-romane e romane su Abruzzo e Molise.

Nell’ufficio per i beni artistici di Guglielmo Matthiae, all’interno del castello dell’Aquila si discuteva sul medioevo e in primo luogo sull’influenza di Montecassino sull’Abruzzo. Ricordo volentieri il rappresentante dell’ufficio per i beni artistici dell’Aquila, il sapientissimo Antonio De Dominicis. Egli abitava con sua madre a Bominaco e durante un’eccellente spaghettata abbiamo parlato dell’architettura e della pittura delle due chiese di Bominaco che erano visibili dalla stanza da pranzo.

Al canonico Bruno Trubiani del duomo di Atri devo alcuni consigli ed aiuto pratico.

Il presente libro non avrebbe potuto presentare i monumenti in questa ricchezza di dettagli senza il lavoro preparatorio sull’architettura medievale in Abruzzo dell’architetto Gavini.